«La storia di Contergan è un dramma nel dramma - racconta il produttore tedesco della fiction, Jan Moyto -. Girato tra il 2005 e il 2006 è pronto da quasi un anno. Ma la casa farmaceutica che produsse il medicinale, la Grunenthal, ci ha fatto causa, impedendone la messa in onda. In prima istanza, però, il tribunale di Amburgo ha dato ragione a noi; e, in seconda, ha chiesto il cambiamento di appena due dei trenta punti della storia incriminati. Per questo io avevo promesso al direttore del RomaFictionFest, Laudadio, di portargli Contergan». Ma quando tutto era pronto per la proiezione, la Grunenthal ha fatto ricorso. Risultato: anche in Italia Contergan rimane un'opera proibita». «Da questa storia siamo delusi anche noi - commenta Nadia Malavasi, presidente dell'Associazione Talidomidici Italiani -. Noi, nati per colpa del talidomide senza braccia, o gambe, o con malformazioni interne, ci abbiamo messo quasi cinquant'anni, per essere ufficialmente riconosciuti dallo Stato italiano. Ma a differenza dei talidomidici del resto d'Europa, non abbiamo mai percepito alcun risarcimento o rimborso, non possediamo, come in Germania o Inghilterra, asili nido, centri medici o di riabilitazione». La storia di Contergan racconta di una giovane coppia tedesca: lei partorisce una bimba malformata, e lui, avvocato, impiega dieci anni di lotta per veder riconosciuti i diritti della figlia. «In autunno, anche fuori del festival, finalmente proietteremo il film», promette Laudadio.
Paolo Scotti, Il Giornale
Vota questo post





